Il nostro viaggio (21-22-23 ottobre)

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O questa Calabria o nessun’altra. Con questa aspettativa, forse più di un monito, si conclude l’edizione 2016 di Giardini delle Esperidi Festival, il primo progetto culturale ecosostenibile in Calabria che ha coinvolto in 5 giorni e in 45 appuntamenti, oltre 70 autori e appassionato moltissimi visitatori da ogni parte della regione. A fare da protagonisti, luoghi incantevoli come i magici boschi del Parco Nazionale della Sila, il paese di Magisano, il comune di Albi, il centro storico del borgo di Zagarise, che da qualche anno continua il suo percorso verso l’impatto zero per diventare un comune a sostenibilità totale.

I libri sono diventati conversazioni, i personaggi persone, le tematiche riflessioni profonde sulle radici e sul futuro del territorio. La Calabria bizantina, pluriculturale, multireligiosa raccontata dall’archeologo Francesco Cuteri, la denuncia dei dissesti dei nostri luoghi dell’antropologo Mauro Francesco Minervino, una testimonianza dal Parco Nazionale della Sila con Ada Occhiuzzi, i libri di Erminio Amelio, Gianni Amelio, Gianfranco Angelucci, Angelo Ferracuti, Pino Aprile, Elvira Fratto, Vincenzo Falcone, le preziose testimonianze di Alfonso Bombini e Francesco Escalona.

Conversazioni aperte alla partecipazione di un pubblico attento, chiamato ad esprimersi sul modello di identità che desidera: i luoghi che calpestiamo sono ciò che determina il nostro agire. Per questo uno degli appuntamenti più partecipati è stato il trekking poetico, dove si sono susseguiti reading di versi brevi, dove la parola ha lasciato il posto ai suoni della natura e alle spiegazioni dell’etnobotanico Carmine Lupia sulla biodiversità silana, accomunata alla vegetazione nordica: per ogni fiore o foglia un mito e una cura, lì dove gli antichi abitanti delle aree interne utilizzavano piante officinali per guarire i mali del corpo e dello spirito.

È questo che i luoghi hanno fatto finora, curarci. Per questo Giardini delle Esperidi Festival con la sua missione ha voluto ricambiare, mettendo in atto delle strategie culturali che riportino storie e persone nei luoghi. Lo ha fatto l’Associazione teatrale “Maschera e volto” con Imma Guarasci che ha interpretato con rara intensità una pièce ispirata alla storia della sanguinaria brigantessa Maria Oliverio sulla “Petra du Ruvazzu”, antico confine spagnolo della Sila Piccola.

Amare il luogo vuol dire imparare dalle tradizioni, lo hanno insegnato ai visitatori e ai ragazzi delle scuole Mimmo Caruso con la sua mostra di tessiture artistiche, Aldo Mammoliti con il workshop di intreccio sull’antica arte dei cestai, la cucina della Cooperativa Artemide con degustazioni di prodotti tipici e lo showcooking di Anna Aloi, la musica popolare che ha allietato ogni sera del festival con sonorità sempre diverse ma frutto di una continua ricerca e sperimentazione: i Noir Col, Mimmo Cavallaro, i Damadakà, Caterina Pontrandolfo, Massimo Garritano.

Il paese di Zagarise si è trasformato in pochi giorni in uno spazio di arti performative attraverso moltissime voci e linguaggi diversi che hanno circondato i visitatori in una sorpresa continua. I muri delle case del borgo ci hanno parlato con le videoproiezioni dei disegni di Doris Maninger in collaborazione con Maurizio Alampi ed Enrico Pulice sulle storie delle donne di Zagarise raccolte dall’artista durante questi mesi, mentre il laboratorio permanente di Elena Marsico “Carta pazza” ha operato per giorni costruendo parole di carta e colla.

A denunciare il rapporto tra l’uomo e la natura, poi, le installazioni sanguinarie di Massimo e Cristoforo Maria Lippi sugli alberi della Sila. Le parole giuste dei luoghi, dei viaggi e dell’appartenenza ritornano anche nelle performance teatrali di Maria Teresa Guzzo e di Ernesto Orrico.

Giardini delle Esperidi Festival ha restituito bellezza ai luoghi, anche quelli dimenticati. In un momento di emozione unica, nella giornata conclusiva, i ragazzi dell’Associazione Pensando Meridiano, guidati da Consuelo Nava, hanno presentato il progetto “RuralMakingLAB” realizzato nei giorni di festival, restituire alla comunità di Zagarise l’antico lavatoio “Acqua e fohre”. Un momento di impegno civile indispensabile e unico, frutto di una ricerca architettonica che guarda agli spazi in modo nuovo e creativo.

Grazie alle persone e a un obiettivo condiviso, Giardini delle Esperidi Festival è stata oltre che un’esperienza culturale di forte impatto, un laboratorio attivo e militante, un’utopia possibile, un modello di sostenibilità per tutti.

(Foto di Salvatore Minervino)

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